Perché ne stiamo ancora parlando
Trent'anni fa, dopo la ricostruzione del legamento crociato anteriore, la catena cinetica aperta per il quadricipite era considerata pericolosa. Il timore era chiaro: il momento anteriore della tibia generato dall'estensione a catena aperta avrebbe messo in tensione l'innesto, compromettendone la guarigione.
Da quel principio, applicato senza sfumature, sono nati protocolli che per anni hanno escluso qualsiasi lavoro isolato del quadricipite nei primi 4–6 mesi. Il prezzo di quella prudenza è stato un deficit di forza del quadricipite spesso ancora presente due anni dopo la chirurgia — un fattore predittivo indipendente di re-injury e di scarso outcome funzionale.
Oggi disponiamo di dati che non avevamo nel 1995. È tempo di rileggere la domanda originale: non se la catena cinetica aperta sia sicura, ma quando, con quale carico e in quale sequenza integrarla nel percorso riabilitativo.
Il quadricipite debole non è la conseguenza inevitabile della chirurgia: è la conseguenza di come lo abbiamo riabilitato.
Snyder-Mackler L., editoriale FisioScience
La storia di un dogma clinico
Il timore verso la catena cinetica aperta nasce da modelli biomeccanici in vitro degli anni '80 e da una lettura eccessivamente conservativa dei lavori sul cadavere. In quegli studi, l'estensione resistita a ginocchio esteso generava un carico anteriore sull'ACL nativa in un range compreso fra 0° e 30°.
Traslare quel dato all'innesto vivente, in fase di ligamentizzazione, e ai carichi effettivamente applicabili in ambulatorio è un salto logico che negli anni è stato dato per scontato. Beynnon e Fleming, già a fine anni '90, mostravano in vivo carichi paragonabili fra estensioni a catena aperta a basso carico e squat monopodalico.
Il dogma è resistito perché era comodo: prescrivere leg extension era percepito come rischioso, mentre uno squat era ‘funzionale' per definizione. In realtà entrambi possono essere sicuri o sbagliati, a seconda di come si dosano.
Cosa dice davvero l'evidenza
I trial degli ultimi quindici anni convergono su un punto: l'introduzione precoce (dalle 4 alle 12 settimane) della catena cinetica aperta per il quadricipite non peggiora la lassità dell'innesto misurata con artrometro, non aumenta il tasso di re-rottura, e produce guadagni di forza superiori rispetto ai protocolli che la ritardano oltre i sei mesi.
L'effetto sulla forza è particolarmente evidente sulle porzioni distali del quadricipite e sul controllo dell'estensione terminale, dove il pattern di reclutamento in catena chiusa non è sufficiente a colmare il deficit.
Come lo traduco in ambulatorio
In pratica, uso tre criteri per decidere quando introdurre la catena cinetica aperta: assenza di versamento significativo, estensione passiva completa, e capacità di generare una contrazione isometrica del quadricipite a 60° con almeno il 70% del lato controlaterale.
La progressione parte da isometrie multi-angolo a bassa intensità, prosegue con estensioni concentriche in range ridotto (90°–45°) a partire dalla sesta settimana, e apre progressivamente il range verso l'estensione completa non prima delle dodici settimane, con carichi guidati da RPE e dolore.
Non è la macchina il problema. Il problema è la dose sbagliata al momento sbagliato.
L'estensione a ginocchio, se dosata, è uno strumento. Se demonizzata, diventa un buco nel programma.
Snyder-Mackler L., 2024
Conclusioni per il clinico
La catena cinetica aperta per il quadricipite non è né pericolosa né miracolosa. È uno strumento che, integrato in un programma di forza progressivo, aiuta a colmare un deficit che altrimenti resta cronico.
Se il paziente ha un versamento residuo, un'estensione incompleta o una contrazione volitiva ancora inibita, non è il momento. Se invece questi criteri sono soddisfatti, evitarla ‘per prudenza' non è più prudenza: è un errore di dosaggio.
La domanda giusta non è più ‘catena aperta sì o no'. È: quando, quanto e con quale intento.
Bibliografia
- Mikkelsen C, Werner S, Eriksson E. Closed kinetic chain alone compared to combined open and closed kinetic chain exercises for quadriceps strengthening after ACL reconstruction. Knee Surg Sports Traumatol Arthrosc. 2000;8(6):337-342.
- Fukuda TY, Fingerhut D, Moreira VC, et al. Open kinetic chain exercises in a restricted range of motion after anterior cruciate ligament reconstruction: a randomized controlled clinical trial. Am J Sports Med. 2013;41(4):788-794.
- Perriman A, Leahy E, Semciw AI. The effect of open- versus closed-kinetic-chain exercises on anterior tibial laxity, strength, and function following ACL reconstruction: a systematic review and meta-analysis. J Orthop Sports Phys Ther. 2018;48(7):552-566.
- Jewiss D, Ostrowski C, Ford G, Rooney SI. Open versus closed kinetic chain exercises following an anterior cruciate ligament reconstruction: a systematic review and meta-analysis. J Sports Med (Hindawi Publ Corp). 2017;2017:4721548.
- Grindem H, Snyder-Mackler L, Moksnes H, Engebretsen L, Risberg MA. Simple decision rules can reduce reinjury risk by 84% after ACL reconstruction. Br J Sports Med. 2016;50(13):804-808.
- Beynnon BD, Fleming BC. Anterior cruciate ligament strain in-vivo: a review of previous work. J Biomech. 1998;31(6):519-525.


